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Posizionamento di Marca: a volte basta Pokémon
Quando il marketing fa impennare le vendite... e non è merito di Pikachu

Pensavamo di essercene sbarazzati e invece eccoli di nuovo qui. Dopo anni di letargo, tornano quei Pokémon “furbi e accattivanti” della sigla di Bim Bum Bam… e in un attimo è di nuovo Pokémania.  Ma quali sono le ragioni di un successo così stratosferico? Se dei mostriciattoli saltellanti sono riusciti a spaccare il mondo, perché non puoi farlo anche tu? Leggi qui per scoprire come…

“Viva i Pokémon tosti e prorompenti, tutti differenti, gotta catch’em all…” Eddai! Ammettilo che un sorrisetto nostalgico l’hai fatto, non dire di no!

Si, perché se i Pokémon grazie all’app Pokémon Go, sono tornati così violentemente alla ribalta, noi, in quanto appassionati ed esperti di Branding in salsa Positioning non potevamo non dire la nostra… e vedrai che la cosa riguarda anche te! Chi lo sa che, nella lettura, non troverai la chiave che ti apra un pochino di più le porte di quel successo cui tanto aspiri?

Ora ti starai chiedendo cosa ci azzecchino dei mostriciattoli saltellanti con il Positioning? Pensaci bene! Credi che quelle diaboliche menti che hanno creato i Pokémon, Nintendo compresa, non abbiano fatto nessun ragionamento strategico di marketing? Chiaramente no! Anche perché altrimenti non avrebbero avuto quel successo mostruoso che hanno avuto negli anni ‘90 e che è tornato alla ribalta in questi giorni.

Prima di obiettare che, quando in saccoccia si hanno i soldini della Nintendo, è tutto più facile, lascia che, con te, si faccia una serissima analisi del Brand Pokémon e…
“Udite, udite” gente! Sappiate che Pokémon non nasce come cartone animato di Bim Bum Bam, ma come giochino per il Game Boy! Sissignori! I Pokémon alle origini erano dei videogiochi, sviluppati nel 1996, dal patron della Game Freak, un signore giapponese che da bambino aveva l’hobby di collezionare insetti. Solo in seguito sono arrivati i cartoni animati, le carte da gioco, i fumetti e tutto il merchandising.

Obiettivo del gioco, come si vedrà in seguito anche nel cartone, è quello di catturare, allenare, catalogare e far combattere dei Pocket Monsters (mostri tascabili) che, in questo modo, si evolveranno e diventeranno più potenti. Il videogioco dei Pokémon, quindi, nasce con un posizionamento unico e specifico, che ben si allontana da Final Fantasy Legend, suo precursore e fonte di ispirazione. Sebbene, infatti, l’inventore dei Pokémon, non neghi di essersi ispirato al videogioco di ruolo a tema fantasy, il successo dei due giochi non è neanche paragonabile.

Rinunciando per la prima volta nella storia dei videogiochi di ruolo all’ingrediente fantasy, alla fantascienza o al wargame e focalizzandosi sul “collezionismo” dei Pocket Monsters, Pokémon ha trovato un punto di forza su cui fare leva. Ed è così che alla Nintendo è venuta l’idea di inserire Pokémon diversi in versioni differenti del gioco: una “diavoleria” per agevolare gli scambi ed incentivare i giocatori a collezionare mostri tascabili. Incentivo che rispecchia il posizionamento e che, per altro, risulta essere rafforzato anche dallo slogan che dice “collezionali tutti”… il famoso “Gotta catch’em all”.

Il successo, negli anni ‘90, non tardò ad arrivare e Pokémon fu il secondo gioco per Game Boy più venduto al mondo, naturalmente dopo Mario, l’icona simbolo della Nintendo. Un Brand così di successo da dare vita ad una serie di corollari, come cartoni animati, giochi di carte, fumetti, pupazzetti e chi più ne ha più ne metta.

E allora, visto che si dice che i soldini non fanno la felicità, che tu sia Nintendo o no, la regola è sempre la stessa. Fare posizionamento, guardare cosa fa la concorrenza e… non fare i pecoroni! Se i tuoi competitor fanno i soliti videogiochi di ruolo, tu devi metterci Pikachu, l’ingrediente segreto che hai solo tu e che ti porta a definire una nuova categoria in cui tu hai solo una possibilità: essere il leader. 

Che poi, e questo tu lo sai meglio di noi, la leadership di un Brand è una cosa che dura nel tempo. O non è forse vero che Pokémon è tornato prepotentemente a far parlare di sè dopo una quindicina di anni di silenzio? E’ vero… è uscita l’app, c’è la realtà aumentata e tutti gli annessi e connessi, ma alla fine dei conti sempre di un’app stiamo parlando!

Apriamo una piccola parentesi per spiegare a quei pochi eletti che non hanno ancora sentito parlare di questa app, cosa sia Pokémon Go, l’applicazione che ha fatto letteralmente perdere la testa a milioni di americani e che da qualche giorno è sbarcata anche da noi, nel nostro bel paese. Stiamo parlando di un gioco per smartphone che sfrutta la realtà aumentata, ossia ti porta ad andare in giro per il tuo paesello a cercare Pokèmon nascosti. Per trovarli hai a disposizione una sorta di Google Maps che, di volta in volta, ti mostra dove si sono nascosti quei piccoli mostri dai colori sgargianti. Ed è così che, con tanto entusiasmo, vai alla ricerca del Pokémon più vicino. Il gioco poi prosegue con la cattura, il combattimento, e tutto il resto.

Insomma… anche da noi, da qualche giorno, è tornata in auge la Pokémania! La caccia al rarissimo Pikachu è ripresa, proprio come si sono riprese le azioni della Nintendo, che hanno avuto quell’impennata mostruosa che serviva alla società nipponica.
La ragione di un così rapido e colossale successo? Il posizionamento forte che il Brand si è costruito nei meravigliosi anni ’90. Fine!

Questo è il vero punto di forza di Pokémon Go, su cui ti invitiamo a riflettere. Nessun altro. Non lo smartphone, non la realtà aumentata e non la socialità che il gioco comporta. Questi tre elementi, da soli, non bastano per conquistare il mondo.

Infatti, prima di Pokémon Go, la software house Niantic, aveva realizzato Ingress, un’app dai toni fantascientifici che, come Pokémon Go, sfruttava la realtà aumentata e la socialità dei videogiochi di ruolo.
In soldoni si trattava di un gioco in cui bisognava andare a caccia di un’ energia misteriosa e raccogliere oggetti per aumentare di livello… Una sorta di Pokémon GO senza mostriciattoli, ma con gli alieni e un’ambientazione spaziale. Un’app che ha avuto un discreto successo per una nicchia di pubblico ma che da sola, evidentemente, non riempiva le tasche della Nintendo.

Nulla a che vedere con Pokémon Go e i suoi più di 30 milioni di download che, per altro, si accinge a superare dopo l’uscita, ormai imminente, sul mercato asiatico e in America Latina, dove si prevede di raggiungere la soglia dei 100 milioni. Numeri da capogiro, specchio di una vera mania che sta contagiando tutti, uomini, donne, giovani e…
Uh Oh! Scusateci… dobbiamo prendere Bulbasaur! Ci sentiamo alla prossima Rattata…ehm.. puntata!

22 luglio 2016
BITDESIGN TEAM
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